Ipotesi di trattamento

Spalla:
La rieducazione della spalla comprende una serie di procedure integrate e finalizzate alla ripresa globale della funzionalità dell’arto superiore; per semplicità è possibile suddividerla in alcuni tempi terapeutici che consentono tra l’altro, la valutazione dei progressi compiuti dall’atleta alla fine di ogni fase.

Il trattamento riabilitativo di una sindrome dolorosa della spalla prevede, in linea generale,una fase iniziale nella quale è necessario controllare il dolore e l’infiammazione attraverso la crioterapia, (applicazioni di ghiaccio per 20 minuti ogni ora), e la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei, cui si può associare l’uso di apparecchiature antalgiche a scopo analgesico.
La durata della prima fase è in rapporto alla entità della lesione, al grado di dolore o, in caso di intervento chirurgico alla durata della immobilizzazione necessaria per la guarigione biologica del tessuto interessato.

La seconda fase del programma riabilitativo ha invece lo scopo di ripristinare un completo range di movimento senza dolore. La presenza di una limitazione più o meno marcata dell’articolarità è infatti del tutto comprensibile sia dopo una lesione da sovraccarico funzionale che dopo un intervento chirurgico.

Pertanto, durante la mobilizzazione, va evitata qualunque manovra aggressiva che, oltre a rivelarsi inappropriata, potrebbe causare una esacerbazione della sintomatologia dolorosa.
A tal fine si possono utilizzare tecniche di stretching passivo ed assistito o di facilitazione neuromuscolare propriocettiva (PNF), allo scopo di migliorare l’estensibilità muscolare.

La possibilità di effettuare sedute di riabilitazione in acqua è di importanza fondamentale e riduce notevolmente i tempi del recupero.
Nel corso di questa fase il terapista può fare riferimento alla mobilità della spalla sana, quale standard di paragone per la valutazione dei progressi realizzati nel corso della terapia.
L’obiettivo finale dovrebbe essere quello di ottenere un range articolare sia passivo che attivo il più possibile simmetrico in tutti i piani di movimento della spalla.
Tuttavia, in relazione ad una specifica lesione o al tipo di intervento chirurgico subito, dopo una temporanea limitazione nel movimento di rotazione esterna, potrebbe residuare una difficoltà nel movimento della spalla ed ulteriori instabilità.

L’apparato propriocettivo della spalla, esattamente come quello del ginocchio, subisce delle alterazioni del controllo neuromuscolare dopo un trauma di una certa entità e dopo microtraumatismi ripetuti nel tempo. Pertanto è necessario inserire nel programma riabilitativo esercitazioni per il ripristino del senso cinestesico e per una stabilizzazione dinamica articolare.

Nel corso di un programma riabilitativo, vanno tenute in considerazione le influenze che i segmenti anatomici adiacenti, in condizioni di alterata postura, possono esercitare sulla funzione della spalla.
Risulta difficile poter risolvere un problema di sovraccarico della cuffia dei rotatori qualora l’esame statico e dinamico posturale riveli una rigidità del tratto cervicale, spalle anteriorizzate, scapole anteposte ed elevate o un piccolo pettorale contratto, senza apportare una adeguata correzione posturale.
Si eseguono prima esercizi isometrici e successivamente isotonici a bassa resistenza e numerose ripetizioni con pesi o resistenze elastiche.
Man mano che i livelli di forza migliorano con il potenziamento isotonico, si può introdurre anche l’esercizio isocinetico che consente sia alle basse che alle alte velocità angolari una stimolazione massimale delle fibre muscolari per tutto l’arco del movimento. Si inizia con i movimenti di intra ed extrarotazione della spalla, con l’arto in lieve abduzione, aumentando successivamente il grado di abduzione dell’arto superiore per poi passare ai piani di movimento diagonali; lo schema prevede l’utilizzo di programmi concentrici, eccentrici o combinati.

Rottura legamento crociato anteriore:
Il Legamento Crociato Anteriore (LCA) è uno dei cardini della stabilità del ginocchio. Esso limita il movimento di traslazione anteriore della tibia sul femore. Tale struttura è fortemente sollecitata durante l’attività sportiva di vario tipo e la sua rottura è un evento abbastanza frequente.

La sua rottura altera la biomeccanica del ginocchio con conseguenti cedimenti improvvisi nell’appoggio sull’arto interessato, e quindi ulteriori danni articolari (meniscali e cartilaginei) che conducono ad una precoce artrosi dell’articolazione.

La chirurgia ha fatto passi da gigante per quanto riguarda le tecniche di ricostruzione delle varie articolazioni, e lo stesso si può dire per quanto riguarda la riabilitazione. Dopo l’infortunio è necessario pianificare un programma di riabilitazione che comprenda un periodo di preparazione all’intervento (pre-operatorio)e un periodo rieducativo post operatorio.

Il periodo pre-operatorio è di fondamentale importanza poichè permetterà all’ articolazione traumatizzata di presentarsi all’intervento con un buon trofismo muscolare, in grado quindi,di riabilitarsi più velocemente e meglio. Il protocollo utilizzato prevede una fase che serve a contenere l’infiammazione dell’articolazione lesa, utilizzando apparecchiature antalgiche ( tecar, ipertermia, tens, ionoforesi, laser.) ed esercizi che permettano il recupero del range di movimento, potenzino la muscolatura dell’arto interessato e ne sollecitino il sistema propriocettivo. Durante la riabilitazione è fondamentale scegliere esercizi corretti e non pericolosi per riportare il paziente alle condizioni di forma ottimali.

Sono da preferire gli esercizi a catena cinetica chiusa che non sovraccaricano il legamento operato e determinano uno stimolo positivo per lo sviluppo muscolare in buona sicurezza.
Gli esercizi a catena cinetica chiusa inoltre danno la possibilità di eseguire una co-contrazione dei muscoli ischiocrurali che si oppongono allo scivolamento anteriore della tibia sul femore.
La possibilità di eseguire le sedute di riabilitazione in acqua, permettono una ripresa funzionale dell’arto operato notevolmente più rapida consentendo una concessione del carico immediato.

La Riabilitazione Vestibolare
Una delle condizioni più frequenti per cui si ricorre all’aiuto del medico sono le vertigini ed i disturbi dell’equilibrio.

Le cause della vertigine possono essere molteplici, comunque più della metà di queste riconosce una origine in patologie del labirinto, cioè da quella parte dell’orecchio interno che è deputata ad informarci sulla posizione del nostro corpo rispetto all’ambiente circostante.

La riabilitazione vestibolare (RV) è una terapia finalizzata a recuperare una completa efficienza del sistema dell’equilibrio in soggetti con deficit funzionale stabilizzato.
I candidati alla riabilitazione sono tutti quei pazienti affetti da vertigine cronica da decompensazione o da mancato o parziale compenso di labirintopatie mono o bilaterali, e disequilibrio in pazienti con patologie del sistema nervoso centrale e periferico. Alcuni pazienti fanno di tutto per evitare la posizione che scatena la vertigine e questo non solo perpetua la vertigine, ma modifica la postura del soggetto: la RV ha quindi come scopo primario quello di superare l’avversione del paziente verso alcuni movimenti che provocano malessere e necessita dell’assistenza del personale medico e tecnico.

La RV migliora la stabilità posturale e dello sguardo migliorando la percezione soggettiva dei pazienti sia con problemi vestibolari (periferici) sia delle strutture del sistema nervoso collegate all’equilibrio (centrali).
La RV induce il compenso della funzione dell’equilibrio, avvalendosi di tecniche di adattamento, di sostituzione recettoriale, e in casi particolari di tecniche di abitudine.
Le strategie adattative sono le uniche ad agire sul guadagno del riflesso deficitario permettendogli di riprendere appieno la propria funzionalità. Le strategie sostitutive non possono reintegrare completamente una funzione labirintica diminuita o persa poiché i recettori e i riflessi vicarianti, per quanto esaltati, agiscono in un campo frequenziale più limitato rispetto a quelli labirintici.

L’abitudine è finalizzata ad eliminare i fastidi conseguenti alla lesione funzionale.
La RV clinica si avvale principalmente di tecniche atte a migliorare il guadagno del riflesso del riflesso vestibolo-oculomotore (VOR) e il controllo dell’andatura.
La RV strumentale integra i protocolli clinici mediante l’utilizzo di apparecchiature dedicate alla riabilitazione vestibolare. Le tecniche di RV strumentale si avvalgono principalmente di meccanismi (pedane oscillanti) per il controllo delle oscillazioni posturali e di tecniche di adattamento del guadagno del VOR.

La terapia di riabilitazione dell’equilibrio viene eseguita in una idonea palestra attrezzata con l’ausilio di terapisti della riabilitazione altamente specializzati. I protocolli impiegati sono essenzialmente basati su tecniche di adattamento e sostituzione (le più efficaci), personalizzati secondo le specifiche esigenze di ogni singolo paziente.

In sintesi possiamo affermare che gli obiettivi della Riabilitazione Vestibolare sono: migliorare l’acuità visiva durante i movimenti rapidi della testa; migliorare l’equilibrio del paziente, la deambulazione e l’esecuzione di compiti dinamici; migliorare le condizioni fisiche generali; ridurre l’isolamento sociale; ridurre l’handicap e la disabilità correlate al disequilibrio; migliorare la qualità della vita; migliorare l’abilità nelle attività quotidiane.

Le cause più frequenti di vertigini croniche da deficit labirintico monolaterale sono:

  • vertigine parossistica posizionale
  • infarto labirintico
  • labirintite erpetica
  • fistola perilinfatica
  • malattia di Meniere monolaterale stabilizzata
  • neuronite vestibolare
  • labirintite batterica da otite media
  • neurinoma dell’acustico
  • neurectomia per malattia di Meniere
  • stapedotomia per otosclerosi;

Le cause più frequenti di vertigini croniche da deficit labirintico bilaterale sono:

  • Patologie ereditarie
  • Forme tossiche farmacologiche
  • Presbiastasia
  • Da disuso
  • Chinetosi

Le cause più frequenti di vertigini centrali sono:

  • Esito di meningiti
  • Post. traumatiche
  • Esito Ischemie
  • Oncologiche
  • Sclerosi multipla
  • Correlate ad epilessia od a cefalea
  • Morbo di Parkinson
  • Atassia cerebellare
  • Neuropatie periferiche
  • Esiti cerebropatia vascolare cronica