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La nevralgia del trigemino. Come si manifesta. Come si cura.

Per gentile concessione della rivista QUAS (Cassa Nazionale Assistenza Quadri) e dell’autore.

Alberto Delitala, M.D.
Direttore Neurochirurgia S. Camillo Roma
Responsabile Neurochirurgia Roma American Hospital

 

Quella scossa in faccia che ti fa impazzire … E’ un dolore improvviso, acuto, lancinante, trafittivo; viene avvertito ad un lato della faccia e puo’ interessare la mandibola, la guancia o la metà della fronte e l’occhio .

Tra un episodio e l’altro, separati da alcuni minuti o da poche ore, il paziente vive nell’angosciosa attesa del dolore. Spesso i pazienti vengono scambiati per depressi o per parkinsoniani, proprio a causa della loro paura a sorridere che si traduce in un viso triste, inespressivo. Le piu’ normali attivita’ diventano impossibili: bere, mangiare, lavarsi i denti, sorridere possono scatenare l’attacco.

“Tagliatemi la testa! Ma fatemi passare il dolore!” – e’ quello che dicono i pazienti esausti dopo l’episodio doloroso -. I pazienti che arrivano al neurochirurgo, in seguito al fallimento delle cure mediche, spesso hanno subìto ripetute avulsioni dentarie, nel tentativo di eliminare un dolore che si pensava originare dai denti. In verità si sa che l’eventuale carie dentaria funge soltanto da spina irritativa per il nervo trigemino che già di per sé è in una fase di “interferenza”.

E’ come se un filo elettrico usurato subisse un contatto che ne provoca un corto circuito.

In effetti è da tempo evidente che la nevralgia del trigemino dipende proprio da un contatto, esattamente da un “conflitto” tra un’arteria “anomala”, che nel corso degli anni si e’ indurita, e il nervo trigemino che parallelamente si e’ usurato. Proprio nella parte posteriore della testa, dietro l’orecchio e davanti al cervelletto, un’arteria più tortuosa e piu’ dura del normale va a pulsare contro il nervo trigemino provocando una lesione della guaina (la mielina) e inducendo una specie di corto circuito.

Nella maggior parte dei casi le cure mediche, a base di farmaci antiepilettici come la Carbamazepina (Tegretol), sono sufficienti a prevenire gli attacchi; si tratta di terapie non del tutto innocue, considerate cioè sostitutive, che devono essere proseguite a vita. Ma una percentuale variabile di pazienti non risponde alla terapia medica oppure non la tollera. Non solo, ma spesso i pazienti affetti da nevralgia del trigemino per anni vengono curati con terapie insufficienti o addirittura il dolore nevralgico non viene inquadrato correttamente. La diagnosi di nevralgia del trigemino è essenzialmente clinica, ovvero basata sul semplice racconto dei sintomi da parte del paziente. E’ necessario infatti distinguere tra nevralgia trigeminale ed altre “algie” facciali (cefalee vasomotorie, emicranie, cefalee psicosomatiche, etc.) poiché la terapia è totalmente diversa.

La Risonanza Magnetica, comunque, deve essere sempre eseguita per escludere altre patologie (cisti, tumori, sclerosi, etc.) che possono provocare sintomi simili e talvolta per evidenziare la piccola arteria che comprime il nervo (il “conflitto”); l’esame deve essere eseguito da un neuroradiologo esperto nella materia in Centri dotati di macchinari di ultima generazione (1,5 Tesla).

La terapia definitiva e’ l’intervento di “microdecompressione” (MVD), considerato il piu’ efficace e il piu’ specifico, proprio perche’ va ad allontanare dal nervo quell’arteria che lo irrita. L’intervento si esegue utilizzando l’ingrandimento del microscopio operatorio, in anestesia generale, e dura circa 2 ore. Si pratica una piccola incisione dietro l’orecchio e attraverso un’apertura nell’osso occipitale grande come una moneta da 1 euro, si raggiunge il conflitto trigeminale senza spostare il cervelletto. Non ci sono rischi specifici, proprio grazie al fatto che il microscopio consente un approccio minimo attraverso la cisterna del cervelletto, cioe’ quel lago di acqua (liquor) che lo avvolge. L’arteria viene allontanata dal nervo e viene incollata distante. La tecnica dell’incollaggio si e’ rivelata superiore, nella nostra esperienza, a quella dell’interposizione di un cuscinetto sintetico o biologico.

Ci sono alcuni pazienti particolarmente anziani o che non possono sopportare l’anestesia generale che possono essere trattati con interventi percutanei, alternativi alla MVD. Si tratta di procedure che attraverso una puntura sulla guancia vanno a creare una lesione proprio sul nervo, al fine di addormentarlo con una compressione, oppure con una bruciatura elettrica o chimica. Lo stesso discorso vale per le tecniche di irradiazione del nervo con fasci di radiazioni focalizzate molto potenti (gamma-knife e cyber-knife).
Si tratta di interventi che provocano lesioni sul nervo e che sono quindi considerati di seconda scelta rispetto alla MVD.

L’intervento di MVD puo’ essere eseguito in piu’ del 90 % dei pazienti candidati.
Il sollievo dal dolore è immediato in più dell’80% dei casi ed i pazienti, spesso increduli del ritrovato benessere dopo tanta sofferenza, possono fare a meno dei farmaci ed andare a casa dopo 5 giorni. Nella maggior parte dei casi il beneficio dura tutta la vita.

Alberto Delitala, M.D.
Direttore Neurochirurgia S. Camillo Roma
Responsabile Neurochirurgia Roma American Hospital


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